Vuoi il mio lavoro? scrittore

Benvenuti al primo articolo della nuova categoria Vuoi il mio lavoro? Hai presente quando ti chiedono da bambino “Che vuoi fare da grande?” Non c’è una risposta giusta ma sono sicuro che difficilmente qualcuno rispone “l’operaio.” In questa serie di articoli intervisteremo delle persone che fanno quei lavori “desiderabili” e cercheremo di capire come si fa ad arrivare a farli e se son tutte rose e fiori.

Il primo lavoro di cui ci occuperemo è lo scrittore di romanzi. Ed il nostro interlocutore è Federico Maria Rivalta.

Federico Maria Rivalta è un sessantenne che si è scoperto scrittore a 50 anni! Come dire, la speranza è l’ultima a morire. Prima di passare all’intervista, se siete interessati potete trovare i suoi libri su Amazon.

1, Parlaci un po’ di te (Di dove sei? Quanti anni hai? Descrivi il tuo lavoro e da quanto tempo lo fai? Ecc.)

Sono nato il 24 maggio del 1959 a Milano dove ho vissuto per 46 anni prima di trasferirmi in Veneto sui Colli Euganei per cogliere un’opportunità di lavoro.

Era il lavoro che facevo prima di diventare romanziere. Laureato in economia e commercio ho svolto per quasi trent’anni il mestiere di operatore finanziario prima per società di emanazione bancaria successivamente per persone fisiche.

Una professione ben remunerata ma arida in termini di soddisfazione. In altre parole l’unica cosa che del mio lavoro piaceva era lo stipendio.

2, Perché hai voluto fare lo scrittore? Quando hai realizzato che era quello che volevi fare?

A cinquant’anni, dopo essere rimasto deluso dalla lettura dell’ultimo romanzo del mio autore preferito (Ken Follett) mi sono provocatoriamente posto la domanda: “sarà mai difficile scrivere un giallo che sia anche divertente?”

La risposta me la sono data solo due anni dopo (sì, è difficile). Però, a giudicare dalle recensioni, ce l’ho fatta.

Avevo scritto il mio primo romanzo allo scopo di mettere alla prova me stesso e divertire, se possibile, gli amici che avessero avuto il coraggio di leggerlo.

Quando ho superato le 2.000 copie vendute ho cominciato a pensare che quella che doveva essere solo una sfida, stava diventando qualcosa di più. L’incoraggiamento dei lettori mi ha indotto a scrivere il secondo poi il terzo e così via.

Oggi sto scrivendo il decimo, ho un editore importante (Amazon Publishing) e ho venduto più di 150.000 copie.

3, Pensi che scrivere sia qualcosa che deve venire in modo naturale attraverso la pratica o vale la pena seguire degli studi (liceo/università)?

Tecnicamente non si può prescindere da due elementi necessari ma non sufficienti: un certo grado di cultura generale (che sia perseguita attraverso un’università o da sé, cambia poco) e saper scrivere bene.

Sul secondo punto ci sarebbe da dissertare per ore, quindi per comprendere cosa intendo vi rimando a “Sul mestiere dello scrittore e dello stile” di Arthur Schopenhauer.

Parliamoci chiaro, posso avere delle idee meravigliose in testa, ma se non riesco a esprimerle in modo comprensibile (basta una virgola fuori posto e ti giochi il lettore) rimarranno solo delle bellissime idee.

Poi, naturalmente, occorrono delle idee. A seconda del genere avrete bisogno della giusta dose di immaginazione, fantasia ed empatia.

4, Ok, ho scritto una storia. Come faccio a trovare qualcuno per farla pubblicare? Spedisci il manoscritto tu in prima persona? A chi lo spedisci? Bisogna avere un agente per farlo avere a chi conta? in generale, come si fa ad avere un contratto per un libro?

Allora, qui la faccenda si complica maledettamente. Non ti nascondo che ogni settimana qualcuno mi fa una domanda come la tua.

Ci sono diverse strade e la scelta dipende da diversi fattori.

La prima è la più facile e non richiede sforzi particolari: se uno è famoso per qualche motivo basta scrivere o (più probabilmente) farsi scrivere qualcosa (anche la lista della spesa può andar bene) e le case editrici si litigheranno il manoscritto per pubblicarlo.

Se, come me, non si è famosi, il lavoro si complica maledettamente. Escludendo le grandi case editrici che difficilmente avranno il tempo e la voglia di leggere il lavoro di un esordiente, occorre contattare un’agenzia letteraria che dovrà metter mano al testo e presentarlo all’editore adatto.

Solitamente è un servizio a pagamento a carico dello scrittore. Però l’editore spesso è piccolo e non ha capacità distributive importanti. Quindi è probabile che il libro finisca in qualche scaffale nascosto di poche librerie di periferia.

Ricorrere direttamente a un editore espone al rischio di vedersi accollare alcune centinaia di copie da vendere personalmente in cambio dello stesso servizio di distribuzione limitato a pochi punti vendita.

Mi sembra evidente che, salvo rare eccezioni, in troppi speculano sul desiderio dello scrittore di vedere la propria opera assumere sembianze fisiche di libro.

Comunque, a prescindere dalle tante difficoltà esposte, resto convinto di una cosa: se il libro è veramente bello, che si scelga una strada o un’altra, lui troverà comunque il modo per mettersi in luce.

5, Cosa cercano le case editrici quando offrono un contratto? Consigli?

Alle case editrici interessa una sola cosa: guadagnare. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere attentamente il contratto e riservarsi sempre la possibilità di riacquisto dei diritti.

6, Cosa pensi dell’auto-pubblicazione (tipo con Amazon)? E’ un opzione che merita? Quali sono i punti a favore e a sfavore tra l’auto-pubblicazione e la pubblicazione attraverso una casa editrice?

Io ho seguito il percorso dell’auto-pubblicazione quindi non posso che parlarne bene. L’ho fatto con Amazon (il sito è Kindle Direct Publishing) che mi ha lasciato una percentuale dei diritti pari a circa il 75%.

Questo elemento mi ha consentito di investire alcuni soldi in pubblicità con la speranza che se il libro fosse stato apprezzato, almeno in parte mi sarebbero rientrati.

Il punto a sfavore è che centinaia di pagine di scrittura non possono essere prive di errori che (sembra incredibile) sfuggono anche alla decima rilettura dell’opera. La concorrenza è molto alta quindi è necessario che il manoscritto sia perfetto. Per questo è necessario, se si fa da soli, pagare un servizio di correzione del testo (editing).

Ovviamente questo è (o almeno dovrebbe essere!) un punto a favore delle case editrici perché offrono questo servizio gratuitamente (ammesso però che lo facciano bene!).

7, Decine di migliaia di racconti sono pubblicati ogni anno (forse anche più). come fai ad avere il tuo al di sopra degli altri? consigli promozionali?

Io all’inizio ho investito circa cinquemila euro in pubblicità sui social. Però, attenzione, l’ho fatto dopo avere la certezza che ciò che offrivo era “un prodotto” di ottima qualità.

In questo senso il giudizio dei parenti e degli amici non conta. Occorre avere il parere di chi non si conosce.

8, Stai ancora continuando col tuo vecchio lavoro? O sei uno scrittore a tempo pieno adesso? A tua opinione, qual’è la perc entuale di scrittori che fa questo lavoro a tempo pieno?

Quattro anni fa mi sono trovato a un bivio perché non avevo più la forza di fare entrambe le cose. Ci ho pensato trenta secondi poi ho deciso di rischiare con i libri. Il tenore di vita ne ha sicuramente risentito ma non sono mai stato così felice.

Credo di essere una mosca bianca. Gli altri fanno i giornalisti, gli sceneggiatori o altro e comunque quasi tutti hanno attività collaterali.

9, Cosa ne pensi del mondo della scrittura in questo momento, c’è la possibilità per nuovi scrittori di emergere? Quali pensi siano le difficoltà e le opportunità in questo periodo?

Le possibilità non finiscono mai finché ci sarà qualcuno che apprezza il piacere della lettura. La difficoltà maggiore (a dispetto di tutto quanto sopra) è quella di scrivere un libro capace di piacere.

L’opportunità è data dall’innovazione che attraverso internet ha aperto altre sentieri che si possono percorrere.

10, Qual’è la parte migliore del tuo lavoro?

L’impagabile soddisfazione di sapere che anche un solo lettore ha provato piacere nel leggerti.

Quando poi sono tanti si comincia a galleggiare nell’aria.

11, e la parte peggiore?

Diversi esordienti sfruttano la mia amicizia su Facebook o Instagram per promuovere il loro libro. Ecco questi atteggiamenti “commerciali” mi mettono una tristezza infinita.

12, Com’è l’equilibrio tra famiglia/lavoro?

Ottimo. Gestisci il tuo tempo come vuoi e dove vuoi. Direi che è uno dei punti di forza. Ciò detto io vivo da solo.

13, Qual’è l’idea sbagliata che le persone hanno riguardo a fare lo scrittore?

Che sia anche editore. Ogni settimana ricevo almeno due o tre richieste di leggere il libro di qualcuno come se io fossi in grado di pubblicarlo o fossi un critico letterario.

14, altri consigli, commenti, aneddoti che ti piacerebbe condividere con i lettori di Perfezione Uomo?

Una considerazione e un consiglio.

Per prima cosa voglio dire che, se siete esseri umani come probabilmente siete, avete dentro di voi, più o meno represso, il desiderio di esprimervi in forma artistica. Non interessa se sia musica o scrittura, scultura, danza o pittura, quello che conta è farlo senza se e senza ma.

Il consiglio: non lasciatevi condizionare dal sistema. L’ho scritto prima ma forse non gli ho dato la giusta rilevanza:

se la vostra produzione artistica piace, non importano le difficoltà contingenti, lei da sola troverà il modo di emergere.

Se non succede, inutile girarci intorno, significa che il lavoro che avete fatto non incontra i gusti della gente.

In ogni caso, barra a dritta e in bocca al lupo!

Federico Maria Rivalta.